
Trivento deve liberarsi dai politicanti e imparare a dare spazio e valore a chi è capace di fare. Come paese dovrebbe diventare un punto di riferimento per l’area circostante (contrade e comuni limitrofi)
piu iniziative che inizino a coinvolgere giovani e spodestare persone k a trivento comandano ormai da anni………trivento ha una potenzialità d diventare una grande città ma questo in pochi lo hanno capito
Dovrebbe aprire finalmente il nuovo palazzetto dello sport, e dovrebbero essere prese maggiori iniziative culturali, quali opere teatrali, spettacoli circensi ecc…
il futuro di trivento dipende esclusivamente dai triventini.
svegliandosi
ricordando che tutti vengono da un unico passato, quello legato alla campagna e al lavoro duro….
Propongo tre direzioni: 1) recupero e valorizzazione del centro storico e patrimonio architettonico (attualmente abbandonato a sè); 2) rendere efficienti, funzionanti, utilizzabili opere pubbliche (ad es. il palazzetto dello sport che sta letteralmente marcendo!); 3) recuperare l’interesse allo scambio sociale e culturale, diretta conseguenza della presenza di “luoghi” dove incontrarsi (punto 2); lodevoli le iniziative di alcune associazioni culturali, presenti sul territorio, che partono da zero oppure si rinnovano: sembrano essere, però, espressioni elitarie e autoreferenziali.
innanzi tutto aprendo le menti dei suoi abitanti
Dovrebbe creare dei consorzi…insomma…una rete di “uno da una mano all’altro”, partendo innanzi tutto dall’agricolture che è poi l’unco bene reale su cui trivento può fare leva. In questo modo si poterebbero creare dei posti di lavoro e soprattuto si potrbbe dare un’identità solida alla produzione locale. Ad esempio: un olio doc triventino. Un consorzio che raccolga le olive da vari produttori e che produca un prodtto standard (DOC). Da qui ipotrebbe partire ogni sorta di strategia di marketing che vedrebbe, accanto ai produttori, una serie di figure professionali (ecco i nuovi posti di lavoro) che farebbero in modo di aumentare la qualità del prodotto in questione, la visibilità e di conseguenza la commerciabilità….so che sembra un risoluzione semplicistica della cosa….ma io la vedo realizzabile…..è ovvio che prendere in considerzione l’olio è un esempio…il prim passo sarebbe quello di far analizzare l’olio triventino…e solo nel caso rispecchiasse certi standard potrebbe essere fatto il resto….però oltre l’olio sono sicuro che vi siano altri prodotti commerciabili…i salumi…i dolci…ecc…
in una rete insieme ad altri Comuni, avendo come punto di riferimento un progetto condiviso e persone fuori dall’aridità della politica locale; dovrebbe crescere in autoconsapevolezza e responsabilità di ciascuno, per creare uno spazio vivibile dove sia ottimizzato ciò che non va e dove ogni decisione venga presa tenendo conto delle altre. Senza puntare a facili slogan, Trivento e il territorio circostante hanno bisogno di chi analizzi veramente la realtà, non di chi la crei con la retorica dei bei discorsi. Poche chiacchiere, molta volontà, tanta azione.
i cittadini dovrebbero fare un esame di coscienza – capire che i servizi non sono gratuiti e capire che la legalità non è un peso ma un’opportunità
Turisticamente
Il futuro dovrebbe essere finalmente affidato dai cittadini ad un gruppo di giovani, soprattutto a coloro che, senza dimenticare il senso di appartenenza, hanno maturato esperienze e competenze al di fuori di questa piccola comunità. Queste qualità sono alla base per un rinnovamento politico e culturale, mosso dall’innovazione delle idee e dal totale disinteresse personale. Il recente passato ci lascia in eredità modelli politici fatiscenti, fondati su loschi clientelismi che possono essere sradicati solo con la forza di coloro che credono nel bene sociale, concetto completamente annichilito nella coscienza Triventina.
Costruire una classe politica capace di progettare il futuro; Valorizzare il patrimonio storico-artistico-ambientale, ponendo fine allo scempio del centro storico e delle aree di espansione; Sviluppare un progetto sostenibile di sviluppo legato, essenzialmente, alla vocazione del territorio costituito di storia, agricoltura, allevamenti, trasformazione dei prodotti. Privilegiare attività locali come potenzialità di fare turismo di collina, sfruttando le caratteristiche paessaggistiche e naturalistiche.