Con una superficie pari a circa 73 Kmq Trivento, fra i Paesi e le piccole Città Molisane vanta uno fra i territori più estesi a dispetto delle “ridotte” dimensioni del centro urbano.
Come tutti noi ben sappiamo, la storia della nostra Cittadina risale in epoca antica ed è densa di particolari storici che, fra realtà comprovata e leggenda, ci documentano la cronaca degli oltre 2000 anni di storia trascorsa.
Quello che molto spesso non consideriamo, o per lo meno sottovalutiamo, e la stretta affinità che esiste appunto, tra il nostro territorio in senso puramente geografico e la nostra storia, un legame fatto di luoghi più o meno ormai perduti e sicuramente sconosciuti ai più…
Personalmente, io sono un appassionato di natura, e anche di storia, ma non tanto di quella narrata attraverso le cronache dei libri, ma di quella fatta dai luoghi, dai reperti, dagli oggetti e anche dalla terra stessa.
Qualche tempo fa, verso la fine dell’estate, ho avuto l’occasione di vedere una mostra fotografica di reliquie risalenti all’epoca Sannita; veramente avrei dovuto dire: “rivedere una mostra fotografica di reliquie risalenti all’epoca Sannita”, poiché conosco bene quei reperti; diversi anni fa infatti, nell’ambito di un progetto scolastico collaborai alla realizzazione di quelle foto.
Beh, mi sono domandato quanti di noi abbiano mai visto prima quei magnifici oggetti. Io devo essere sincero, avevo 18 anni e per la prima volta entravo nel Museo Civico di Trivento, un luogo che da allora difficilmente è tornato ad essere disponibile al pubblico, ma dove almeno una volta uno studente dovrebbe entrare…
Avevo accennato alla mia passione per la natura, e aggiungo ora anche per l’avventura; non chissà che combini, però…!
In questi anni di università, nel ritornare a casa in occasione dell’estate spesso ho preferito, nei pomeriggi caldi ed assolati, una bella passeggiata nelle campagne Triventine anziché una giornata di riposo al mare; questo perché crescendo mi sono accorto di conoscere ben poco dell’intorno della mia cittadina, e anche perché sono stato da sempre suggestionato da quel blocco monolitico noto come la “Morgia di Pietrafenda”.
Non ricordo bene dove lessi per la prima volta circa al fatto che quel luogo stupefacente, rappresentasse un rifugio per i briganti in un’Italia ancora alle prese con la ricerca di una propria Identità geo-politica, e non ricordo nemmeno chi mi parlò di un cunicolo ancora mai esplorato, tana della “serpa s’c’lar’”, il Regolo, una leggendaria creatura (Il regolo, dal latino “regulus”, “piccolo re”, è misterioso serpente protagonista delle leggende folcloristiche di molte comunità). Ciò però, fu sufficiente per animare in me la curiosità di andare a vedere da vicino come fosse realmente quel luogo, e vi assicuro che è qualcosa di spettacolare. Solo chi l’ha scalata può capire ciò che intendo.
Di lì in poi ho visitano diversi altri posti, come un’antica Chiesa ormai diroccata, sepolta dal tempo e dalla selva nel cuore di un piccolo boschetto in contrada Penna. È un posto davvero difficile da raggiungere e se non fosse stato per l’aiuto di due ragazzini del posto, probabilmente non ci sarei mai arrivato. Poche le notizie al riguardo, e devo dire che ancor meno ne è rimasto di quella Chiesetta; ma avevo sentito dire, da chi c’era stato prima di me, che conservasse addirittura delle ossa…
Perché? Ebbene si era proprio così…! E Il mio non era un gioco macabro… Non è che abbia approfondito più di tanto la questione: quei quattro ruderi e le ossa custodite all’interno di quell’ossario (ormai una cavità sul suolo boschivo) però, testimoniavano la storia di un luogo sacro, ormai dimenticato, sicuramente antecedente all’editto Napoleonico di Saint Cloud che sanciva l’obbligo di sepoltura per i defunti al di là dei confini urbani e non più in Chiesa.
Di diversi altri posti potrei raccontare, suggestivi anche solo sotto il profilo naturalistico, come di una sorgente di acqua sulfurea (“l’acca zuolf’”),
o “l’pret’ lav’rat’” misteriosi monoliti, luoghi nascosti nel vasto agro Triventino, e noti quasi esclusivamente alle piccole comunità rurali che vi vivono.
Ciò che mi auguro allora, quando sento parlare di sviluppo, di promozione del territorio di cambiamento (nell’accezione più ampia possibile del termine), è appunto una riscoperta o addirittura (per molti) una scoperta di quei tanti luoghi che fanno parte della nostra Terra e dei quali non possiamo ignorarne l’esistenza, per imparare a conoscere meglio noi stessi e soprattutto dove viviamo.
In questa ottica mi auguro che le scuole, l’assessorato, le associazioni culturali ma anche semplici cittadini appassionati, si facciano onore ed onere di promuovere finalmente un progetto unanime inteso alla valorizzazione del territorio non solo sotto il profilo gastronomico, già nostro fiore all’occhiello, ma anche sotto il profilo archeologico, paesaggistico/naturalistico ecc… in modo da realizzare per il futuro un programma culturale completo, a “trecentosessanta gradi”, dove ognuno dovrebbe sentirsi protagonista nella misura che gli compete.



Non ero a conoscenza de “l’acca zuolf’” e dei ruderi della chiesetta di contrada Penne. Un grazie di vero cuore a Ivkas.
Nemmeno io. Effettivamente sono cose che si conoscono poco… Sarebbe molto interessante se qualche esperto potesse darci altre informazioni su questi luoghi belli e misteriosi.
Mi auguro che voglia prendere contatto con la Pro Loco (prolocotrivento@gmail.com) per approfondire l’argomento e programmare insieme le iniziative più idonee per la divulgazione delle informazioni che hai fornito con il tuo intervento per stimolare curiosità e passione e desiderio di valorizzazione verso il nostro patrimonio archeologico, paesaggistico e naturalistico.
E’ molto interessante questo articolo…anche io non sapevo di queste cose….ed immagino ce ne siano ancora altre da saperee scopriere.
Leggo con piacere che la pro loco si è fatta avanti…a Trivento fin’ora è mancato proprio questo…un’associazione che potesse fare da raccordo per le inziative culturali (più o meno importanti) che sono state organizzate e che si potrebbero organizzare in futuro.
Fin’ora la pro loco si è limitata ad organizzare la festa patronale…..ma a quanto pare leggo che finalmente ha voglia di allargare il proprio orizzonte…
Spero e credo che questo blog possa essere un ottimo mezzo per favorire la crescita e la forza di questa fondamentale associazione!